12. Mishmarà: la Comunità prega

La sera prima del rito della circoncisione veniva chiesta al Creatore protezione contro gli esseri malvagi che agiscono di notte. Ora la celebrazione è cambiata ma non lo spirito

Il Senato romano, però, nel 1310 proibì di minacciare gli ebrei, mentre la Chiesa faceva propri diversi elementi dell’ebraismo: si ispirò, ad esempio, al Giubileo prescritto nella Bibbia organizzando nel 1300, primo Anno giubilare cristiano. E non solo Giubileo, anche Veglie di preghiera (Mishmarà), Purificazioni rituali (Sacramento confessione), Pasqua rosa (Shavuot)

Abraham Berliner, storico ebreo

Il termine Mishmarà in ebraico significa “osservare, vigilare, vegliare”: nella Torah (Genesi 32,35) è scritto che il patriarca Giacobbe vegliò tutta la notte mentre tutti dormivano, per combattere contro le passioni più basse, ed elevare la propria anima a più nobili ideali. Di tempo ne è passato, ma tutt’ora la Mishmarà, o veglia di studio, è un momento importantissimo nella vita della Comunità ebraica romana, che si svolge alla vigilia di importanti accadimenti della vita dei suoi membri.

Il giorno della Circoncisione è da sempre il momento più importante della vita di un bambino, il rito durante il quale assumerà la sua vera e propria identità ebraica. Nel periodo precedente il bimbo è in una fase di debolezza e transizione, in cui deve essere difeso e protetto dai suoi familiari: per questo motivo la circoncisione veniva preceduta da una vera e propria veglia (la Mishmarà appunto), durante la quale nella casa del piccolo si riunivano decine di persone, che trascorrevano la notte leggendo e commentando brani del Talmud o della Kabbalà, cantando salmi e recitando invocazioni.

Questo antico rituale cui gli ebrei di Roma usano partecipare tutt’ora non solo la sera prima della Circoncisione, ha origini molto remote: riproduce all’interno della casa la lotta di Giacobbe contro i pericoli della notte, e ricorda il sacrificio di Isacco, durante il quale D-o promise ad Abramo che avrebbe protetto e preservato dai pericoli tutti i suoi discendenti.
Le preghiere che vengono recitate servono a chiedere al Creatore la protezione contro gli esseri malvagi e gli influssi negativi che possono colpire di notte: amici e parenti si stringono intorno al bambino in un virtuale cerchio, invocando la benevolenza di D-o.

Nel corso degli anni il rito si è modificato, mantenendo in sé stesso tutto il valore della tradizione, ma adeguandosi ai tempi più moderni.

La Mishmarà non viene più fatta solo la sera precedente la circoncisione ma anche in occasione di altre ricorrenze importanti, come il Bar e Bat Mizvà e le nozze (nella Comunità ebraica di Roma avveniva anche la settima sera di Pesach, per commemorare il passaggio del Mar Rosso).

Fonte: romaebraica.it