Faceva parte delle cinque sinagoghe sefardite abbattute nel 1908 nel ghetto di Roma. Pochi anni dopo fu ricostruita. Ancora oggi il tempio resta uno dei luoghi sacri più frequentati

Con la demolizione dell’area del ghetto di Roma, occorsa tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo, anche le Cinque Scole, le antiche sinagoghe italiane e sefardite (Tempio, Nuova, Catalana, Castigliana e Siciliana) furono abbattute (1908). Nel 1932 Scoletta (così generalmente chiamato dai suoi frequentanti il beth hakneset spagnolo) fu trasferita nell’attuale sito dove è ospitato il Museo Ebraico di Roma e questo a causa delle necessità di spazio associate all’inaugurazione e allo sviluppo delle scuole ebraiche. Nel 1948 la sinagoga fu ristrutturata e abbellita con gli arredi provenienti dalle Cinque Scole. Infatti, l’Aron haKodesh (l’armadio che contiene i rotoli della Torah, il Pentateuco, proveniente dalla Scola Nuova) è posto davanti alla bimah (altare, proveniente dalla Scola Castigliana) costituendo in questo modo la pianta bifocale tipica degli antichi luoghi di preghiera.

Il rito seguito (data la scomparsa delle Cinque Scole), è una fusione di varie tradizioni sefardite. A questo proposito, ne parliamo con Rav Abramo Alberto Funaro, una delle figure storiche di questo beth hakneset.
Qual è oggi il ruolo del minhag (rito) sefardita a Roma? È ancora importante la funzione di Scoletta?

Certamente. Soprattutto in considerazione del fatto che la maggioranza delle famiglie ebraiche della capitale ha origini sefardite, anche se oggi frequenta altri luoghi di culto. Inoltre, va sottolineato che quello spagnolo è da sempre definito il “Tempio di Piazza” (piazza Giudea, antico toponimo oggi scomparso, ndr), degli ebrei di “Piazza”, i membri della keillah (comunità) di antica provenienza rispetto ad altri arrivati a Roma tra Otto e Novecento, che andarono ad abitare lontano dall’area dell’ex ghetto.

Ancora oggi il Tempio spagnolo è tra le sinagoghe più “gettonate” per effettuare il bar mitzvah (maggiorità religiosa) proprio perché il richiamo alle origini è forte. Va detto, infine, che il rito originale ha subito negli ultimi decenni diverse “contaminazioni”, ovvero sono stati introdotti elementi liturgici estranei al minhag costituto agli inizi del Novecento.
In termini di ambienti culturali e sociali come sono cambiati nei decenni i frequentanti dello “spagnolo”?
Va sottolineato che la società si è evoluta. Originariamente i membri di Scoletta appartenevano alle classi meno abbienti della società romana rispetto ad altri bathè hakneset di Roma. Oggi la situazione è diversa: è tutto molto più livellato. Il tratto caratteristico degli “spagnoli” è sempre stata l’estrema scherzosità, lo sfottò è sempre stato l’elemento distintivo del nostro ambiente.

Claudio Procaccia

fonte: shalom.it