5. Nel colonnato l’abbraccio di Gesù

Quei 284 fusti fatti per un unico scopo: accogliere nel cuore della cristianità i pellegrini provenienti da tutto il mondo, "anche gli infedeli". Dall'alto il saluto di 162 illustri della Chiesa

Il vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio e non ne uscirà mai più. Inciderò su di lui il nome del mio Dio e il nome della città del mio Dio, della Nuova Gerusalemme che discende dal Cielo, da presso il mio Dio, insieme con il mio nome nuovo.
Apocalisse 3,12

Abbracciare, consolare, proteggere. Il colonnato di piazza San Pietro vuole esprimere tutto questo, essere come le braccia di Cristo sbucate dal cielo per farsi carico di gioie e dolori del suo popolo. Il porticato è formato da 284 colonne e 88 pilastri, tutto disposto su quattro file e sormontato da 162 statue. Esse rappresentano difensori della fede, fondatori dei più antichi Ordini religiosi, papi, vescovi, Dottori della Chiesa, riformatori, santi e martiri: come se fossero stati chiamati ad assistere all’ingresso trionfale dei fedeli in San Pietro. Il senso dell’opera lo spiegò bene l’artista Gian Lorenzo Bernini, che tra il 1657 e il 1665 progettò l’opera portandola a conclusione sotto Alessandro VII. Queste le parole dello scultore: il colonnato «sono braccia aperte maternamente ai cattolici – scrisse – per confermarli nella credenza, agli eretici per riunirli alla Chiesa e agli infedeli per illuminarli alla vera fede». Quelli erano i tempi della Controriforma e la Chiesa doveva unire e non disperdere i fedeli.

Seguendo gli studi eseguiti sull’impresa barocca, pare che l’architettura dello scenario vaticano abbia giocato parecchio con la metafora: dare una forma per rimandare a un concetto. Per esempio, piazza San Pietro appare immobile eppure è in perenne movimento (di fedeli); lo slargo a conca avvicina agli occhi ciò che invece sembra lontano; il colonnato è lungo e imponente ma taglia la distanza tra pellegrino e basilica. Sul piano religioso – sempre secondo le osservazioni degli esperti – anche le illusioni prospettiche sono da interpretare: lo spiazzo ellittico è l’universo, il colonnato sono le braccia di Cristo che lo ha creato e lo contiene, la fede è punto fermo ma in continuo procedere verso la Chiesa.

Poi ci sono le quattro scritte sopra agli ingressi del porticato del Bernini. Sembrano normali insegne latine ma in realtà contengono un gioco di parole. In un’unica frase si combinano spezzoni di testo presi da Vecchio e Nuovo Testamento. È un modo artistico e letterario per unire il passato al presente. Lo spiega bene Irving Lavin nel suo libro San Pietro in Vaticano. Prima fa una premessa. L’unica eccezione – dice – è “l’ingresso sud-est, che ricorda il completamento dell’opera nel 1661”. Poi il puzzle di lettere. “L’iscrizione all’ingresso nord-est – comincia Lavin – indica la funzione pratica dei colonnati [i quali] esprimono la maggiore importanza attraverso la descrizione del tabernacolo/ombrellone nel Regno di Dio da parte del profeta Isaia 4,6:

DIEI AS AESTU IN SECURITATEM A TURBINE ET A PLUVIA
(Per un riparo dal turbine e dalla pioggia).

All’ingresso sud-est – prosegue l’autore – c’è la dedica:

ALEXANDER VII PONTIFEX MAXIMUS A FUNDAMENTIS EXTRUS[IT] ANNO SALVAT[ION]IS MDCLXI.

Le iscrizioni agli angoli – sottolinea ancora Lavin – confondono frasi dell’Antico Testamento in lode di Dio in prescrizioni che evocano la processione del Corpus Domini e il culto eucaristico che celebrava. Quello a nord-ovest – continua – invoca la processione e il culto in chiesa:

VENITE ASCENDAMUS IN MONTEM DOMINI ADOREMUS IN TEMPLO SANCTO EIUS
(Venite, saliamo sul monte di Dio, adoriamo nel suo santo tempio)

unendo Isaia 2,3 con il Salmo 137,2. Il monte – si sofferma di nuovo – allude al Tempio sul Monte di Gerusalemme, al Mons Vaticanus dove si trovano San Pietro e il Vaticano, e ai monti che fanno parte dello stemma della famiglia Chigi”. Infine, l’autore conclude con le insegne latine sull’accesso al lato sud-ovest, cioè con l’intreccio tra i Salmi 94,6 e 114,4.

In conclusione, c’è un altro simbolo dell’architettura da considerare. Riguarda i sampietrini della sede stradale. Nell’accezione più immediata segnano il confine tra Città del Vaticano (piazza San Pietro) e Stato italiano, in termini spirituali rappresentano la linea di demarcazione tra sacro e profano.