Grandezza, universalità e trascendenza della Roma imperiale hanno raggiunto la loro piena espressione con l'avvento del cristianesimo. Ma si vedono anche i primi segni dell'Apocalisse

Ci siamo fatti i 124 gradini della scala della basilica dell’Aracoeli. Lì abbiamo trovato una chiesa piena di bellezze e siamo andati al posto del vaticinio di Cesare Augusto. L’imperatore vuole essere divinizzato dal Senato, per il suo lavoro pacificatore dell’Impero. Lui è incerto e non vorrebbe. Va a consultare gli dèi e ha una visione, lui pagano, della Madonna con il Bambino (altri sostengono la sibilla) che gli dice di costruire lì un altare per il Figlio di Dio. Appunto l’Aracoeli. Fino a qui il racconto tradizionale. Da sottolineare l’acutezza di Augusto di non voler cadere nei discorsi del Senato. Quanto è facile oggi cedere alle lusinghe pur di diventare qualcuno.

Usciti dalla porta laterale ci troviamo sul colle. Non bisogna cercare il luogo del fatto che cerchiamo perché non c’è: è la non presenza di Costantino in Campidoglio dopo la vittoria del Ponte Milvio. Al posto degli dèi – che non potevano aiutarlo – ha ringraziato Cristo che gli ha detto “con questo segno vincerai”, con la costruzione della basilica di S. Giovanni in Laterano.

Un altro aspetto è la presenza ingombrante del Vittoriano accanto alla chiesa. La basilica, sorta sull’Arx capitolina e divenuta “nuovo Foro di Roma” per il ruolo assunto durante il Medioevo, dopo il 1870 si trovò al centro dei lavori di demolizione per la costruzione del Vittoriano. Riuscì a salvarsi a stento. Come mai? Un secolo fa circa, è stata tagliata la parte sinistra: prima per raccogliere i resti del soldato sconosciuto, poi per accogliere anche la statua di Vittorio Emanuele, quindi si sa, l’appetito viene mangiando e quindi, è stato completato il monumento alla patria, bello e imponente, oscurando la presenza della chiesa.

Ammiriamo la statua della lupa capitolina. Due fratelli vengono allattati: Romolo e Remo. Altri due, questi veramente fratelli nella fede, saranno i fondatori della nuova Roma, la Roma cristiana: i santi Pietro e Paolo. Hanno dato a Roma la caratteristica essenziale della sua apostolicità, fondamento con Pietro e dinamicità con Paolo. Con san Pietro e san Paolo, oltre che sacra, Roma diventerà anche santa.

Sul balcone che si affaccia a fianco del Campidoglio c’è l’impressionante veduta dei Fori imperiali e la Via Sacra. Resti che sono delle reliquie preziosissime. Qui si avvera il libro dell’Apocalisse quando parla della sconfitta di Babilonia la grande, cioè Roma, perché si è opposta al cammino tracciato dall’inizio dalla Provvidenza.

(Apocalisse, 17, 3-6)

Era un cammino convergente che solo tre secoli dopo è stato ripreso con Costantino e gli imperatori successivi. Tutta la grandezza, universalità e trascendenza della Roma imperiale hanno raggiunto la loro piena espressione nella Roma cristiana.

Ti senti adesso un po’ più romano e un po’ più cristiano?