Roma è la Nuova Gerusalemme. Si capisce se interpretata alla luce dell'Apocalisse. Rappresenta la lotta tra bene e male che passa attraverso il cuore di ogni credente

Terra santa e Gerusalemme trovano il loro senso pieno quando le percorri con il Vangelo in mano.

Roma Eterna, Nuova Gerusalemme la capisci fino in fondo se la interpreti alla luce dell’Apocalisse.

Libro incomprensibile a prima vista ma che nella misura in cui si rilegge, si gusta e si penetra nel suo significato diventa fonte di rivelazione che consola. Dopo i primi quattro capitoli rivolti alle sette chiese – cioè, a tutte le chiese – come ammonimento e conforto in un susseguirsi di immagini e di visioni fortemente impattanti e per certi versi incomprensibili razionalmente si percepiscono insegnamenti di trascendente importanza.

L’Agnello immolato, Cristo, è l’unico capace di aprire il libro con i sette sigilli che racchiudono il senso ultimo della storia di tutti e della tua.

L’Apocalisse è una lotta formidabile tra bene e male, la Bestia e la Donna, il Maligno e la Chiesa. È una guerra i cui confini passano attraverso il cuore di ogni credente, di ogni famiglia, delle società, delle nazioni e della storia.

Quando si parla di Babilonia la grande che incarna tutto il male e che è fatta precipitare rovinosamente per essere punita si parla del grande Impero, di Roma. Come non ricordare qui le rovine contemplate dal terrazzo del Campidoglio?

E quando dice: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello» che scende dal cielo è la Chiesa che discende dal cielo come Gerusalemme nuova. Sì, perché solo vedendola da Dio dal quale proviene, si conosce bene la santa Chiesa, prodigio dell’Altissimo. Come non ricordare ancora qui le grandiose basiliche che hai contemplato nella tua visita-pellegrinaggio a Roma?

E quando sentirai necessità di glorificare Dio in qualunque situazione della vita, bella o sofferente che sia, come non avvalerti degli inni meravigliosi sparsi qua e là nel libro dell’Apocalisse? Bene, sappi che gli inni dell’Apocalisse riflettono la preghiera liturgica della Chiesa apostolica. Non c’è modo migliore che finire con le stesse parole dell’Apocalisse:

“Alleluia! Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente.
Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché sono giunte le nozze dell’Agnello; la sua sposa è pronta: le fu data una veste di lino puro e splendente”.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi. Allora l’angelo mi disse: “Scrivi: Beati gli invitati al banchetto di nozze dell’Agnello!”.

Uno degli invitati al banchetto di nozze sei tu ogni domenica nella tua comunità.

Non mancare!